Ci sono delle frasi idiomatiche, quasi dimenticate, che hanno caratterizzato diverse stagioni della vita lucerina, e che individuavano le diverse generazioni di giovani che si sono succedute.
Lo slang giovanile lucerino degli anni 50’, 60, 70, riportava una serie di espressioni dialettali ripetute, il più delle volte senza senso, che spesso diventavano veri e propri tormentoni.
Per esempio “ A L’ÚSSE! “; questa espressione era pronunciata, come risposta, quando si insultavano i propri cari estinti, ma, soprattutto, quando l’altro interlocutore pronunciava qualcosa non gradita o incomprensibile.
Altre espressioni erano: “ABBADE ARRÉTE… CHE ANNANZE STANNE I PRÈTE “ che usavano i ragazzi in luogo di ciao quando s’incontravano, o anche “ AGGHJE DITTE CARE “ che, dal senso esplicito esprimeva una sorta di umorismo.
A chi voleva stringere la mano, gliela si negava aggiungendo: “PASSE P’UFFICJE“. Quando le scarse sigarette erano patrimonio di tutta la compagnia, si diceva “ SÒ SECONDE “.
Inoltre, quando sopraggiungeva una persona indesiderata inevitabilmente si pronunciava “ STÈMM’A SCARSE! “ e, ancora, l’espressione “ CHIT’E COPPE! “, che era un saluto amichevole rivolto platealmente ad una amico con cui non ci si vedeva da un po’ di tempo.
Infine, c’era una sorta di presa in giro: “CAPETASTE ALLÁ?”
Spesso, il malcapitato rispondeva con un incredulo: “AEH?”
E la contro risposta era un micidiale: “NGÚLE E FFÀ!”
Credits Foto: Anni 40 – Piazza San Leonardo – Inverno in Provincia – Foto di Giuseppe Cavalli – 1940