I proverbi e i modi di dire lucerini sono tanti. Di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate. Molto spesso hanno alle loro spalle un riferimento ben preciso, ovvero una storia e un significato, che non molti conoscono, dato che si tratta di detti appartenenti alla tradizione, alcuni scomparsi e altri poco in uso. Allora, non è mai troppo tardi per riproporli e questa rubrica offre un’opportunità piacevole, e speriamo interessante, per saperne di più.
” A CÁSA D’U MBÍSE NEN PARLÁNNE DE ZOCHE”

Traduzione: (A casa dell’impiccato non parlare di corda).
Significato: “A chi ha patito non bisogna ricordare le sue sofferenze“
Curiosità: “L’impiccagione fu un metodo di esecuzione capitale praticato anche a Lucera. L’esecuzione della pena avveniva nell’attuale Piazza Tribunale, dove era eretto un patibolo; e in Rione Porta Croce, in un grande spiazzo, ora scomparso, compreso tra le vie Bari, Cavour, Torino e Mazzini, utilizzando un albero. Nel periodo del Regno di Napoli venne introdotta anche la fucilazione e, durante il Regno Napoleonico di Napoli, la ghigliottina che fu utilizzata sino all’abolizione della pena di morte nel 1889. Essa negli anni ’20 fu trasferita al Museo di Criminologia in Roma, dove è tuttora esposta. I condannati ricevano i conforti religiosi dai Sacramentini che avevano casa in Via Cairoli (i cui toponimi popolari erano ‘A strade i muline e, appunto, I Sacramendìne) dove esisteva una scuola di grammatica e umanità e una chiesa. In quest’ultima i Sacramentini praticavano un particolare culto al Santissimo Sacramento. Nei locali dei Sacramendìne aveva la propria sede anche la Confraternita dei Bianchi, che prestava opera di misericordia a favore dei condannati a morte. L’accompagnamento funebre degli stessi era invece affidato alla Confraternita della Morte (oggi: Arciconfraternita S. Maria della Misericordia) che aveva come finalità quella della sepoltura dei poveri di Lucera. Essa aveva sede in alcuni locali della cattedrale, situati nella parte meridionale della stessa; luogo rimasto noto con il toponimo popolare “ Sòtt‘a morte”.
Rubrica di Lino Montanaro & Lino Zicca