Era un misto di caciocavallo e provolone, possibilmente piccanti, scamorza secca per i grandi, e formaggio svizzero per i più piccoli, affettati come salsiccia tagliata di lungo, prosciutto alla carrettiera e mortadella, solo per gli adulti, peperoni sottaceto e assortimenti vari. Era acquistato per consumarlo a cena o per preparare sostanziosi panini. Era così chiamato, probabilmente perché la varietà dei colori, lo rendeva simile a un giardino fiorito.
A Lucera era famoso quello che le famiglie benestanti acquistavano da Iacovone, in Piazza Duomo, incartato in pacchetti eleganti che sembravano confezioni regalo. Andava per la maggiore anche quella della salumeria di Ngettìne Gellóne, ammizz’a chiazze. Era venduto in quasi tutte le salumerie di Lucera ove si spendeva di meno.
U ggiardenètte di Iacovone, era composto da prodotti acquistati separatamente ed erano sempre di prima qualità; mentre nelle altre salumerie era l’insieme di parti degli insaccati che non si presentavano bene come le prime fette o quelle alla fine o, ancora, le fette non tagliate in modo perfetto dei salami, le fette di mortadella non intere. Comunque, anche i meno abbienti potevano gustare i prodotti di Iacovone, perché gli avanzi e l’ultimo taglio di salumi e formaggi costituivano il famoso “ u scárte jachevóne “, venduto a prezzi molto convenienti.