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4 Aprile 2025
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Pillole Dialettali, Costumi: L’utilizzo di espressioni grottesche nel dialetto lucerino

Modi di dire lucerini per intimidire qualcuno

Il dialetto, inutile dirlo, ha una ricchezza espressiva, un’incisività, anche quando si toccano argomenti un tantino scabrosi o volgari. Infatti, espressioni volgari hanno un loro coerente significato se dette in dialetto, che è la lingua del popolo, mentre, se dette in italiano, sembrano invece inespressive e poco efficaci..
Prendiamo ad esempio l’espressione lucerina, tra l’altro ormai in disuso,: “ all’àneme di chitemúrte “ che corrisponde all’anima dei tuoi morti. Detta in dialetto “ è tutta n’ata cóse”.

È considerata la più liberatoria delle esclamazioni, uno sfogo da parte di chi non ne può più di una persona, di una discussione o di una situazione. È una offesa pesante perché serve a mandare a quel paese non solo la persona cui è rivolta, ma va a colpire l’intero l’albero genealogico della famiglia dell’interlocutore. Esistono anche forme peggiorative, pronunciate con maggiore rabbia: “ chi t’è stramúrte “ oppure “ i mègghje múrte e’ chi t’è múrte “, o persino “ u sanghe de chi t’è múrte” e “ va ffà mmocche chi t’è múrte “ o la forma meno frequente “ chi t’è stramelamúrte “ (i migliori tra i tuoi morti).

L’espressione “all’àneme di chitemúrte “ e le sue forme peggiorative si usavano anche per imprecare contro qualcosa o contro la sfortuna quando una giornata andava male (quanne ‘a jurnata èra rotte).

Il termine chitemúrte, oltre che come esclamazione negativa, insulto e offesa, era usato anche in senso positivo per indicare una persona particolarmente in gamba, capace di destreggiarsi in qualunque situazione o come una forma di saluto amichevole tra amici. Il lucerino, comunque, per rivolgersi generalmente a persone con le quali non si va molto d’accordo, riesce anche ad essere creativo e divertente e non volgare, soprattutto nei momenti di rabbia, usando espressioni quasi delicate, gentili e impersonali: Frèchete a ttè e u lítte a ndò dúrme – Frèchete a ttè e chi te vèste ‘a matíne – Frèchete a ttè e ‘a pagghje a ndò dúrme – Frèchete a ttè e chi t’à llattate – Frèchete a ttè e patete (o mamete), che corrispondono all’italiano: và a quel paese, và in malora, và all’inferno, và al diavolo.

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