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4 Aprile 2025
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Dialettando 321 – Modi di dire Lucerini

lino-montanaro“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.

DIALETTANDO 321

A Lucera non si dice “Ho un odio rabbioso contro una persona “ ma si dice “TÉNGHE U VELÉNE MBONDE E DÍNDE “ – (Traduzione: Ho il veleno tra i denti)

• A Lucera non si dice “Speriamo che la cosa ti vada di traverso” ma si dice “CHE TE POZZA JÌ ‘NGRECIÚNE! “ – (Traduzione Che ti possa andare di traverso )

• A Lucera non si dice “Sono a disagio, non so a chi prestare attenzione” ma si dice “N’AGGHJE A CCHI DÀ VEDÈNZEJE ANNANZE “ – (Traduzione: Non so a chi dare ascolto prima )

• A Lucera non si dice “L’ho consigliato e sostenuto a muovere i primi passi” ma si dice “L’AGGHJE TENÚTE CH’I RETENÈLLE “ – (Traduzione: L’ho tenuto con le strisce usate per sostenere i bambini)

• A Lucera non si dice “È una ragazza dalle gambe troppo magre” ma si dice “TÉNE I CÓSSE CÚM’E STAJÈLLE” – (Traduzione: Ha le gambe come assicelle )

• A Lucera non si dice “Per te provo una profonda ripugnanza e disgusto” ma si dice “’STA SORTE DE SCKIFA MOSTRE “– (Traduzione: Specie di schifosa e brutta)

• A Lucera non si dice “È arrivato alla maturità sessuale” ma si dice “U UAGLJÓNE À MBENNATE” – (Traduzione: Il ragazzo ha impennato )

• A Lucera non si dice “Questi troccoli sono troppo salati!” ma si dice “CÚME SÒ ARRAGGIATE ‘STI TRUCCHJELE! “ – (Traduzione: Come sono arrabbiati questi spaghettoni!)

• A Lucera non si dice “I miei comportamenti non possono essere oggetto di critiche” ma si dice “‘A VUNNÈLLA MÍJE È TONNA, TONNE, N’APPÈNNE DA NESSCIÚNE PÍZZE “ – (Traduzione: La mia gonna è perfettamente rotonda, non pende da nessuna parte )

• A Lucera non si dice “Hanno approfittato di lui in maniera indecente” ma si dice “L’ÀNNE ZUCATE U SANGHE!”– (Traduzione: Gli hanno succhiato il sangue!)

 

REGOLE DI PRONUNCIA

Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.

1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).

2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).

3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).

4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.

5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).

6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).

[LINO MONTANARO BIOGRAFIA E PUBBLICAZIONI PRECEDENTI]

 

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