“Dialettando” , la rubrica di Lino Montanaro propone tutti i giovedì proverbi e modi di dire lucerini, tramandati di generazione in generazione, per non dimenticare le origini della nostra amata Lucera.
DIALETTANDO 243
A Lucera non si dice “Si deve tagliare i capelli perché sono diventati troppo lunghi” ma si dice
– “S’ADDA JÌ A FÀ ‘NA BBÈLLA SCARUSATE PECCHÈ PARE CH’À FATTE A SSCIARRE C’U VAREVÍRE“
A Lucera non si dice “È indubbio che esista una diversità nei rapporti con i parenti della moglie e quelli del marito“ ma si dice
– “PARÈNDE A VVUNNÈLLE, VOLE CÚM’È ‘NA RENNENÈLLE, PARÈNDE A CCAVEZÓNE, VAJE CHJANE CÚM’È NU SCARAFÓNE“
A Lucera non si dice “Se una cosa è fatta bene, dura per sempre o quasi” ma si dice
– “CHESÚTE BBONE ‘A PÈZZE, NZE SCÓSE CCHJÙ”
A Lucera non si dice “Ogni lavoro ha il fine di soddisfare due bisogni fondamentali: mangiare e defecare” ma si dice
– “SE FATÍGHE PE DÚJE PERTÚSE, P’A VOCCHE E P’U CÚLE“
A Lucera non si dice “È capace di comportarsi sempre con molta discrezione” ma si dice
– “FACE SÈMBE CÚM’E ‘A GATTE CHE CACHE E ACCUMMOGGHJE”
A Lucera non si dice “Ora sì che viene il bello“ ma si dice
– “A QQUÀ TE VOGGHJE CIUCCE MÍJE, A’ NGHJANATE“
A Lucera non si dice “Questo cibo è scarso, non mi è arrivato neanche in gola” ma si dice
– “ ‘STU MAGNATORIJE ÉJE N’ABBOTTAPEZZINDE, NN’È JJÚTE MÁNGHE NGÁNNE”
A Lucera non si dice “Una situazione che è un vero disastro” ma si dice
– “FÌGGHJE PICCHJÚSE E VECÍNE ‘NVEDIÚSE MALE A ‘ND’O POSENE”
A Lucera non si dice “Sei sempre un esagerato“ ma si dice
– “ÓGNE CIUCCE TE PARE ARCEPRÉVETE”
A Lucera non si dice “In quella famiglia a forza di privazioni faranno una brutta fine” ma si dice
– “M’ASSEMEGGHJÈNE I CAVALLE DE MENZEGNÓRE CUNZÈNDE“
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LINO MONTANARO E LINO ZICCA, ECCO IL NUOVO LIBRO
Ci siamo! Finalmente la tipografia Grafiche Catapano ha finito di stampare il nuovo libro di Lino Montanaro & Lino Zicca: “LUCERA DI UNA VOLTA ” che raccoglie oltre 120 brani di storia sommersa relativi a modi di dire, usanze, credenze, che riguardano pratiche religiose, usanze del ciclo della vita, pratiche e forme di magia, valore e svolgimento di feste religiose e civili, metodi per prevedere il tempo durante tutto l’arco dell’anno, scuola, personaggi, luoghi, giochi ed altro della Lucera di una volta.
Com’è possibile prenotarlo?
Il libro è disponibile presso Libreria Catapano in Viale Dante Alighieri, 1 a Lucera. E’ anche possibile prenotarlo direttamente da questa pagina, inviando un’email a: montanaro.lino@libero.it
REGOLE DI PRONUNCIA
Il dialetto lucerino, come del resto ogni dialetto, ha le sue ben precise e non sempre semplici regole di pronuncia. Tutto questo, però, genera inevitabilmente l’esigenza di rispettare queste regole non solo nel parlare, ma anche e soprattutto nello scrivere in dialetto lucerino. Considerato che il fine di questa rubrica è proprio quello di tener vivo e diffondere il nostro dialetto, offrendo così a tutti, lucerini e non, la possibilità di avvicinarvisi e comprenderlo quanto più possibile, si ritiene di fare cosa giusta nel riepilogare brevemente alcune regole semplici ma essenziali di pronuncia, e quindi di scrittura dialettale, suggerite dall’amico Massimiliano Monaco.
1) La vocale “e” senza accento è sempre muta e pertanto non si pronuncia (spandecà), tranne quando funge da congiunzione o particella pronominale (e, che); negli altri casi, ossia quando la si deve pronunciare, essa è infatti sempre accentata (sciulutèzze, ‘a strètte de Ciacianèlle).
2) L’accento grave sulle vocali “à, è, ì, ò, ù” va letto con un suono aperto (àreve, èreve, jìneme, sòrete, basciù), mentre l’accento acuto “á, é, í, ó, ú” è utilizzato per contraddistinguere le moltissime vocali che nella nostra lingua dialettale hanno un suono molto chiuso (‘a cucchiáre, ‘a néve, u rebbullíte, u vóve, síme júte), e che tuttavia non vanno confuse con una e muta (u delóre, u veléne, ‘u sapéve, Lucére).
3) Il trigramma “sck” richiede la pronuncia alla napoletana (‘a sckafaróje, ‘a sckanáte).
4) Per quanto riguarda le consonanti di natura affine “c-g, d-t, p-b, s-z” è stata adottata la grafia più vicina alla pronuncia popolare (Andonije, Cungètte, zumbà) quella, per intenderci, punibile con la matita blu nei compiti in classe.
5) Per rafforzare il suono iniziale di alcuni termini, si rende necessario raddoppiare la consonante iniziale (pe bbèlle vedè, a bbune-a bbune, nn’è cósa túje) o, nel caso di vocale iniziale, accentarla (àcede, ùcchije).
6) Infine, la caduta di una consonante o di una vocale viene sempre indicata da un apostrofo (Antonietta: ‘Ndunètte; l’orologio a pendolo: ‘a ‘llorge; nel vicolo: ‘nda strètte).
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