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3 Aprile 2025
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Pillole Dialettali, La casa di tolleranza a Lucera

case chiuse lucera

Fino all’approvazione della legge del 20 febbraio 1958, la cosidetta legge Merlin, in Italia esistevano le Case di tolleranza, così definite dalla normativa governativa, conosciute anche come case chiuse, ove si esercita il mestiere più antico del mondo.

Anche Lucera aveva la sua Casa di Tolleranza , denominata pensione Meola, sempre piena e molto frequentata. Una palazzina ubicata in una zona periferica, oggi via Aldo Moro, perché non si potevano aprire case chiuse nel centro cittadino e, comunque, non in prossimità di luoghi di culto, asili e scuole.
Ogni quindici giorni arrivavano ragazze nuove, la cosiddetta quindicina, che venivano da Napoli, da Roma e da altre parti d’Italia, e la tenutaria (la maitresse) faceva “menà u bbande”, al banditore che girava per Lucera gridando: Sò arrivate i frèscke!.

Prima di poter iniziare le loro attività, le “ragazze” erano visitate dall’Ufficiale Sanitario, per accertare che non avessero qualche malattia venerea. In gruppo si recavano all’ambulatorio medico per essere sottoposte singolarmente a visita dal medico incaricato.

Era cura della tenutaria fare quelle che oggi chiameremmo “operazioni di marketing”: le faceva salire a bordo di una carrozzella che percorreva le più importanti strade del paese. Oppure, quando la stagione lo permetteva, arrivavano in piazza, si sedevano ai tavolini di qualche bar per bere qualcosa e mettersi in mostra.

La Casa di Tolleranza era frequentata da clienti irriducibili di ogni età ed era anche il luogo dove tanti giovani si avvicinavano alla sessualità. Infatti, spesso, gli amici si divertivano ad accompagnare un amico riottoso e timido ad andare per la prima volta a “visitare” la pensione Meola, dicendo alla tenutaria: Me, sciugghe ‘stu nudeche!

Con la loro chiusura, in Italia e anche a Lucera scompariva per sempre un mondo appena tollerato in maniera bigotta.

Credits Foto: tpi.it

realizzazione siti web Lucera

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