Lino Montanaro e Lino Zicca, hanno pensato di proporre all’attenzione dei lettori poesie dialettali di numerosi autori lucerini.
Queste, insieme a quelle dell’avvocato Enrico Venditti, costituiscono parte del patrimonio culturale della nostra città.
Qui di seguito, la poesia “U ‘MBREJACONE “, poesia di Costantino Catapano
Accumenzave d’a matine a fa visite p’i cantine e fin’a sère, che Cicce e Cole, a fa i sebbùliche p’i casaròle.
Fra quintarille e mizze-quinte, quanne se vace a reterà u puje probbete vedegnà.
Ma nen s’è avezate n amatine e ha chiamate a don Giacchine.
Quanne u mideche l’ha vesetate, ha vulute sapè cume l’ha truvate.
U dettore pe se spiegà, ha ditte probbete a veretà.
Me despiace, ha respuste u ‘mbriache, sta vòte avaramènte te si sbagliate: si acque, addavère, tu haje truvate, e state u cantenire ca m’ha frecate!
TRADUZIONE. L’UBRIACONE
Iniziava la mattina a far visita alle cantine e fino a sera, con gli amici Ciccie e Cole, a fare i sepolcri a bere il vino fatto in casa.
Tra quinti e mezzi-quinti quando torna a casa lo puoi proprio vendemmiare.
Ma una mattina non si è alzato e ha chiamato Don Gioacchino.
Quando il medico lo ha visitato ha voluto sapere come l’ha trovato.
Il dottore per farsi capire gli ha detto papale papale la verità.
Mi dispiace, ha risposto l’ubriacone questa volta ti sei sbagliato davvero: se acqua, veramente, hai trovato, è stato l’oste che mi ha fregato.
COMMENTO:
Costantino Catapano, con lo stile asciutto che lo contraddistingue e con mano sottile, dipinge una scena di altri tempi. Del quadretto fa parte un beone, accompagnato da amici d’avventura, che passa il giorno nelle cantine bevendo quinti e mezzi quinti, sino ad arrivare a sera con lo stomaco pieno di vino a mo’ di botte. Costui, di fronte alla grave malattia che lo ha colpito, si rivolge al medico curante e con ironia gli dice che se c’è acqua nella sua pancia , ciò è dovuto al fatto che il cantiniere lo ha truffato annacquando il vino.